"CIO' CHE COSTRUISCE UNA PATOLOGIA PSICHICA E LA MANTIENE NEL TEMPO E' CIO' CHE LA PERSONA TENTA DI FARE PER RISOLVERLA"

(Paul Watzlawick, 1974)

 

Dopo questa affermazione rivoluzionaria per la psicologia di allora (eravamo nel 1974), gli approcci psicoterapeutici brevi hanno avuto una straordinaria evoluzione, mettendo in crisi ciò che comunemente si credeva fino ad allora e cioè che un percorso psicologico, per essere utile, dev'essere necessariamente esteso nel tempo.

E che per risolvere sofferti, contorti e prolungati disagi fossero necessarie terapie altrettanto sofferte, contorte e prolungate.

 

L'esperienza di noti studiosi, psicoterapeuti e le evidenze scientifiche hanno dimostrato, dal 1974 in poi, che è possibile condurre le persone rapidamente a estinguere, o ridurre drasticamente, le proprie sofferenze.

 

                    Com'è possibile?

 

Troppe volte i percorsi psicoterapeutici sono focalizzati sul comprendere le cause che hanno determinato un certo problema, con l'idea che scoperte queste, il problema si risolverà.

Ma purtroppo è chiaro a tutti che se ci raffreddiamo, sapere il perché ci siamo raffreddati poco servirà per guarire dal raffreddore.

 

In altre parole, ciò che interessa allo psicoterapeuta breve strategico non è capire le cause del problema ma agire in modo pragmatico, concreto, nel qui e ora, per cercare di risolverlo, partendo dal presupposto (come dicevo prima) che ciò che costruisce una patologia psichica e la mantiene nel tempo dipende da ciò che la persona tenta di fare per risolverla.

 

Il concetto di TENTATA SOLUZIONE fu formulato per la prima volta dai teorici della Scuola di Palo Alto, nel 1974, e può essere chiarito mediante un esempio concreto: la persona che soffre di un disturbo fobico cerca usualmente di evitare le situazioni che le scatenano la paura, ma è proprio l'evitare tali situazioni che incrementerà la reazione fobica.

 

Ogni fuga conferma la minacciosità della situazione evitata e aumenterà la motivazione per la fuga successiva.

 

Se poi accade che alla strategia di fuga personale di tali soggetti si aggiunge la tentata soluzione del supporto e dell'aiuto offerto da chi vive attorno ad essi, il problema si complica ulteriormente: l'aiuto ricevuto da parte di persone care, da chi ha paura di affrontare determinate situazioni ha l'effetto di confermare ancora di più alla persona che da solo non ce l'avrebbe fatta.

Ecco spiegato come con le migliori intenzioni si possa raggiungere il peggiore dei risultati: il consolidamento di una risposta disfunzionale che alimenterà costantemente il problema invece di risolverlo.

 

E' chiaro che, nell'ottica di produrre cambiamenti, ciò che è importante è concentrarsi sulle tentate soluzioni disfunzionali in atto poiché cambiando o bloccando queste, si interrompe il circolo vizioso che alimenta la persistenza del problema, senza avere la necessità di perdersi nella raccolta di dati riferiti al passato del paziente, al suo rapporto con la famiglia di origine o ad altre informazioni di questo tipo che poco hanno a che fare con la dinamica che mantiene il problema.

 

E se nell'arco di qualche seduta non si vede alcun miglioramento, sarà il terapeuta stesso a interrompere il percorso, proprio per non diventare, anch'esso, una "tentata soluzione disfunzionale" al problema.

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ECCO PERCHE' SCEGLIERE UNO PSICOTERAPEUTA BREVE STRATEGICO PUO' RAPPRESENTARE UN IMPORTANTE RISPARMIO DI TEMPO E DI DENARO!

Ho la fortuna di essere uno psicoterapeuta ufficiale del Centro di Terapia Breve Strategica di Arezzo che il Prof. Giorgio Nardone ha fondato, (insieme a Paul Watzlawick) e dirige.

Il Professore ha alle spalle oltre venticinque anni di attività terapeutica, migliaia di casi seguiti e ha pubblicato moltissimi libri che sono stati tradotti in tutto il mondo.

Il modello della Scuola di Arezzo prende spunto dal lavoro svolto in California, a Palo Alto, dal Mental Research Institute che negli anni '70 ha portato profonde innovazioni nel mondo della psicologia (e non solo) anche grazie alla pubblicazione di alcuni testi che rappresentano dei veri e propri best-seller, primo tra tutti Pragmatica della Comunicazione Umana (P. Watzlawick, J.H. Beavin, Don D. Jackson; 1968) e Change. Sulla formazione e la soluzione dei problemi (P. Watzlawick, J.H. Weakland, R. Fisch; 1974).

Nel 1985, l'intuizione di G. Nardone e di P. Watzlawick fu quella di far evolvere i modelli generali di terapia definiti dalla Scuola di Paolo Alto verso protocolli specifici di intervento per particolari patologie. I protocolli consistono in sequenze prefissate di manovre terapeutiche con potere predittivo, capaci di guidare il terapeuta alla rottura, mediante particolari stratagemmi terapeutici, di specifiche rigidità patologiche e alla loro ristrutturazione in modalità funzionali di percezione e reazione nei confronti della realtà.

Creatività. Sistematicità.

Tutto ciò ha condotto a salvaguardare, nella messa a punto di strategie terapeutiche,  sia la creatività che la sistematicità. Tale lavoro, di studio empirico per la costituzione di sequenze terapeutiche applicato a migliaia di casi, nell’arco di oltre 25 anni, ha portato, come testimoniano le numerose pubblicazioni alla formulazione di protocolli evoluti di terapia breve, composti da tecniche innovative costruite ad hoc per sbloccare le particolari tipologie di persistenza proprie delle più importanti patologie psichiche e comportamentali.

La mia intenzione professionale è quella di ricalcare quanto più possibile le orme del "Maestro" con impegno, rigore e determinazione.