La scrittura terapeutica

Aggiornato il: apr 1



Nel 2011 El Pais Semanal, il settimanale del quotidiano spagnolo, pubblicò un articolo in cui fu chiesto a 50 autori internazionali "Perché scrivete?".

Nathan Englander, noto scrittore statunitense, rispose: "Scrivo per fare un po' d'ordine nel caos".

Fernando Pessoa, nel suo Il libro dell'inquietudine di Bernardo Soares scrive: " Se scrivo ciò che sento è perché così facendo abbasso la febbre di sentire".

Dostoevskij, in Memorie dal sottosuolo, afferma che "il fatto di scrivere mi apporterà un sollievo" e che i ricordi negativi che tormentano il protagonista lo lasceranno in pace se riuscirà a metterli sulla carta.

Orazio si spinse a dire che "l'uomo o impazzisce o scrive versi".


Da millenni si scrive per lenire la propria confusione mentale, per conferire ordine al pensiero, per comunicare ad altri la propria esistenza. Partendo ad esempio dai Dialoghi socratici, dalle Metamorfosi di Ovidio, per giungere in epoche più recenti ai molteplici romanzi di formazione con Jean-Jacques Rousseau, Goethe, Foscolo, e volgendo poi lo sguardo alla scrittura diaristica di Henri-Fréderic Amiel o di Anna Frank sino ad approdare a pagine poetiche come quelle di Emily Dickinson, la scrittura è da sempre pratica etica e dominio di sé, studio ed esame della propria esistenza, amore rinnovato e pre-occupazione per le sorti del proprio destino.

E' ormai universalmente riconosciuto che l'atto stesso di impugnare in mano una penna, per chi lo fa, porta molti vantaggi sia per la salute fisica sia per quella mentale.

Mettere nero su bianco i propri pensieri e le proprie emozioni, disinteressandosi dell'idea di realizzare un capolavoro letterario, aiuta ad allentare il carico emotivo, a chiarirsi le idee, a esplorare lati nascosti di sé e a superare momenti di sofferenza e depressione.

In linea di massima permette di dare una struttura più organica, precisa e chiara a vissuti e ricordi, e alle emozioni e cognizioni collegate.


La funzione della scrittura, in alcuni aspetti, è simile a quella del parlare e diventa senz'altro utile laddove ci si senta impossibilitati ad affrontare a voce certi argomenti. Con il passare del tempo, infatti, il lavoro di inibizione, inteso come lo sforzo non necessariamente consapevole di trattenere fin quasi all'oscuro di sé un evento che si avverte troppo minaccioso per essere condiviso, può gradualmente indebolire le difese dell'organismo. Come altre fonti di stress, l'inibizione può influire sulla funzione immunitaria, sull'azione del sistema cardiovascolare e sul funzionamento biochimico del cervello e del sistema nervoso.

La confessione, sia essa orale oppure scritta, può neutralizzare molti dei problemi dell'inibizione.

Come afferma lo psicologo Ricci Bitti, la caratteristica sociale della rievocazione completa il processo emotivo e fornisce alla dimensione del vissuto la sua funzione propriamente comunicativa.

Grazie a tale funzione l'organismo risulta protetto nel lungo termine dai rischi connessi con la somatizzazione.

Nella rievocazione si attua in definitiva un tentativo di spiegazione del vissuto emotivo e degli eventi a questo legati: dando dei confini all'esperienza emotiva è possibile interpretarla, paragonarla con altre esperienze e viverla con sufficiente distacco. In pratica, inibendo eccessivamente i nostri pensieri, stati d'animo e comportamenti, aumentiamo il rischio di contrarre malattie più o meno gravi.


I segreti, intesi come ciò che decidiamo di tenere conosciuto solo a noi stessi, minano la capacità di pensare: se non parliamo con altri di un'importante esperienza emotiva, difficilmente riusciremo a elaborarla nella mente in maniera completa e organica. Nei casi in cui risultasse pressoché impossibile per la persona di raccontare ad altri la propria esperienza negativa, la scrittura può essere un'ottima alternativa.

In alcuni casi, la scrittura sembra più adatta della semplice narrazione, in quanto consente di vedere nero su bianco ciò che si sta pensando. La scrittura permette poi di distanziarsi da quanto vissuto e di esaminare la situazione da un punto di vista più globale. Scrivendo si impara inoltre a dare struttura all'esperienza, a collegare tra loro i fatti, creando il ricordo di quanto avvenuto.


E tu, ami scrivere? E scrivere ti porta benefici?

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