Quando l'intenzione più bella, amare, produce i risultati peggiori

"Quando nel nostro vuoto andiamo cercando l'amore, possiamo trovare solo altro vuoto"



Può l'amore trasformarsi in qualcosa di malsano?

Può, invece che renderci persone migliori e magari più felici, condurci a soffrire dannatamente e a sentirci dolorosamente intrappolate in un tunnel senza via d'uscita?


Robin Norwood ci racconta tantissime storie (forse anche troppe) in cui la sofferenza della coppia diventa l'ingrediente principale di una ricetta che offrirà solo il gusto della sconfitta, della rabbia e della vergogna.


Se ci sentiamo innamorati ma avvertiamo dentro di noi una profonda sofferenza, allora stiamo amando troppo.


E, soprattutto, male.


E ci si ritroverà a giustificare tutti i malumori, gli eccessi caratteriali, l'indifferenza e i tradimenti del partner. Ci sentiremo offesi, arrabbiati e umiliati dal suo comportamento, ma penseremo che la colpa è nostra, perché non siamo abbastanza attraenti, affettuosi, calorosi, disponibili e chi più ne ha più ne metta.


E nel tentativo di mostrare ancor di più il nostro amore, aumenteremo la soglia di sopportazione della nostra sofferenza e ci impegneremo ancor di più nella cura e nell'attenzione verso l'altro, in un circolo vizioso che, alla lunga, ci porterà alla disperazione e alla distruzione di noi stessi.


Ma com'è possibile che animati dall'intenzione più bella, quella di voler amare un'altra persona, si possa arrivare ai drammi, alle violenze e alle sofferenze incontrate e raccontate dall'autrice, nel corso della sua attività di psicoterapeuta?


Uno degli errori più comuni e tragici è di cercare un uomo con cui sviluppare una relazione, senza prima aver sviluppato una sana relazione con se stessi.


Nessuno può amarci abbastanza da renderci felici se non amiamo davvero noi stessi.


L'amore è il più sublime di tutti gli autoinganni: ogni giorno, costruiamo attorno a noi, con le nostre mani, ciò di cui siamo, al tempo stesso, vittime e carnefici.


Le nostre convinzioni, le nostre passioni, le nostre aspettative e gli schemi relazionali e familiari del passato saranno capaci di intrappolarci in situazioni così complicate da cui diventerà pressoché impossibile uscirne fuori.


Il rischio è di ritrovarsi a correre da un partner all'altro alla ricerca di ciò che manca dentro di noi, oppure di voler rimanere forzatamente legati a chi non ha più alcuna considerazione di noi, attribuendoci addirittura ogni colpa della situazione dolorosa in cui ci troviamo.

Poiché non riusciamo a voler bene a noi stessi, abbiamo bisogno di un partner per convincerci di essere amabili.

E non potendone fare a meno, saremo sempre più spinti a controllare e ad "impossessarci" di chi ci sta vicino.


Ma o si ama o si controlla; una esclude l'altra.


Il controllo e il possesso sono le più stupide delle illusioni in amore e nel loro nome si compiono fin troppe sciocchezze (e addirittura tragedie).

Il sospetto è che molte volte, alla radice di certi amori "dipendenti ed ossessionati", ci sia la paura: di restare soli, di non essere degni d'amore e di considerazione, di essere ignorati e abbandonati.

Paure ataviche, profonde che portano con sé ferite e dolori che sarà necessario affrontare e superare, per potersi ripresentare con fiducia e apertura all'incontro amoroso con l'altro.


"Nella vita c'è molta sofferenza, e forse l'unica sofferenza che si può evitare è la sofferenza di cercare di evitare la sofferenza" (D. Laing)


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