La paura della paura (l'attacco di panico)

Aggiornato il: apr 18

Il metodo breve strategico si basa su un'idea semplice ma efficace: conoscere un problema mediante la sua soluzione. Invece di interessarsi al perché i disturbi vengono a formarsi, ci si interessa al come tali problematiche funzionano. E a come intervenire rapidamente.


Da circa trent'anni la Scuola Strategica affronta il problema degli attacchi di panico e ha inventato strategie di intervento sempre più efficaci ed efficienti e quindi con costi economici ridotti per i pazienti.


Il protocollo si basa su raffinate tecniche suggestive, trabocchetti comportamentali e "benefici imbrogli" che aggirano la resistenza del paziente al cambiamento.


La paura è un'emozione fondamentale per la nostra sopravvivenza, dal momento che innesca i meccanismi di attacco o di fuga quando ci troviamo in pericolo. Può dunque salvarci la vita, mentre ciò che può rovinarcela è la paura della paura, il timore preventivo delle reazioni psicofisiologiche che il nostro organismo può avere di fronte a ciò che percepiamo come una minaccia. Occorre allora rimettere nella giusta prospettiva questa emozione per tornarne padroni.


Chi soffre di attacchi di panico, infatti, è terrorizzato dalle reazioni che una condizione di paura estrema può provocare. L'attacco di panico può essere definito come uno tsunami psicologico che travolge tutto.


Il paradosso è quello di cercare di controllare razionalmente ciò che per sua natura (la paura e le conseguenti risposte corporee involontarie come sudorazione, tachicardia, respirazione, ecc.) è incontrollabile, giungendo al risultato di ottenere proprio ciò che si sarebbe voluto evitare: l'attacco di panico.


A fronte di questa paradossalità di comparsa, la tecnica di intervento si basa anch'essa su questa logica paradossale: al paziente si cerca di far sperimentare che se cerca volontariamente la paura, questa svanisce.

Se la si alimenta deliberatamente, la si azzera, in linea con l'antico stratagemma orientale dello "spegnere il fuoco aggiungendo la legna".


Perdono così di forza le tradizionali logiche di intervento psicologico che si basano sul presupposto che le cause del problema presente siano da ricercare nel passato.

Nella lettura del disagio psicologico, il rapporto lineare di causa (nel passato) / effetto (nel presente) viene sostituito da più moderni e scientifici criteri di causalità circolare, anche a vantaggio della durata dell'intervento, che non perdendosi nei complicati meandri della nostra memoria, potrà risultare decisamente più rapido.


In termini generali l'approccio strategico ritiene che l'equilibrio (sano o insano) di un organismo viene alimentato e reiterato dalla costante dinamica ricorsiva di cause che producono effetti che si ritorcono sulle cause stesse facendole evolvere, affinché producano ulteriori effetti evolutivi.


L'intervento pertanto si configura per l'essere orientato al presente e al futuro del soggetto, piuttosto che al passato: le strategie mirano, infatti, a cambiare le aspettative, gli atteggiamenti e i comportamenti che influenzano le interazioni tra l'individuo e la realtà interna ed esterna con la quale si confronta, tramite ristrutturazioni e ridefinizioni realizzate all'interno dei colloqui e tramite prescrizioni che il paziente deve mettere in atto tra una seduta e l'altra nella vita quotidiana.


"La terapia degli attacchi di panico" (Giorgio Nardone), 2016, Ponte alle Grazie